venerdì 14 agosto 2015

Musical Vibes | Lorenzo 2015 cc.

Sulla review dell'ultimo album di Jovanotti arrivo in netto ritardo, quando ormai di recensioni sia positive che negative se ne trovano a bizzeffe sul web, ma essendo comunque un artista che apprezzo e stimo, ci tenevo a dire la mia sul suo ultimo lavoro.

Lorenzo 2015 cc., Jovanotti

A dire il vero, ho aspettato tanto a commentare - e acquistare - questo album perché ancora oggi il mio pensiero a riguardo è piuttosto altalenante. Molto lontano da album come Safari, che a me piace tantissimo, non lo definirei certo il capolavoro di Jovanotti. Far uscire un disco di 30 canzoni inedite (30 dico 30, il doppio di un album tradizionale) fa sicuramente molto notizia, ma fa anche molto discutere, perché c'è il rischio che la qualità ne risenta.

Ora, una delle cose che io apprezzo di più di Jovanotti è l'intelligenza di cambiare, di evolversi, sperimentare, contaminare diversi generi e vivere nel presente, essere, come si dice, artista del proprio tempo, piuttosto che rimanere fermo, ancorato alle proprie origini. E Lorenzo 2015 cc. è un album sperimentale, secondo me, sia nella musica che nel formato. Quindi, da questo punto di vista, chapeau.

Musicalmente l'album spazia tra varie sonorità e c'è davvero di tutto: elettronica, rap, pop, funky, world music, etc., di certo con la volontà di abbracciare un pubblico vasto e variegato.
Quella che personalmente gradisco meno è l'impronta pop-dance, ampiamente anticipata da Sabato, e che era già venuta parzialmente fuori in alcuni brani del precedente album, Ora, e si è decisamente amplificata in Lorenzo 2015 cc. ed io, non essendo propriamente amante del genere, non riesco ad apprezzarla a pieno.

Si, c'è qualche ballata romantica, (Le storie vere, Ragazza magica, Pieno di vita - che ha qualcosa che mi ricorda tantissimo Baciami ancora -, Il cielo immenso, Perché tu ci sei, Il vento degli innamorati) ma niente a confronto di brani come A te, Le tasche piene di sassi, Come musica, etc. 
Predomina senz'altro la vena energica, quella che ti fa ballare e scatenare: è evidente che è un disco pensato ad hoc per essere suonato negli stadi e, come dire, far casino, con brani come Tutto acceso, Il mondo è tuo, E' la scienza, bellezza o Musica, che ricalca l'onda e i richiami africani de L'ombelico del mondo. Particolare e a modo suo atipica L'astronauta, tra i brani che più mi hanno colpito al primo ascolto: fa tantissimo atmosfera, ed è toccante per quanto semplice.

Nei testi e nelle musiche, la linea è sempre quella del penso positivo jovanottiano, inni alla vita e all'ammore, che rende Il cielo immenso, sempre al centro, in tutte le sue forme, indiscusso motore del mondo.
E' un album molto variegato, la cui composizione è stata di certo spiegata da Lorenzo stesso meglio che da me, col classico diagramma a torta ripieno di emoji, durante la presentazione alla stampa. 



E' difficile trovare una precisa chiave di lettura di questo album: forse la sua vera ragion d'essere è proprio nella sperimentazione, nella sfida e nella scelta di pubblicare un progetto simile. 
E' evidente che la scelta di fare un album con 30 inediti nasce della consapevolezza che oggi il modo di fruire della musica è cambiato: mettere un cd nello stereo e ascoltarlo per intero dall'inizio alla fine è cosa più unica che rara, soprattutto nelle nuove generazioni. Ormai per "ascoltare musica" si intende ascoltare uno o due brani in streaming su Spotify, e il modo in cui è concepito questo disco è in linea con questa usanza contemporanea. Non è un disco che si apre e si chiude, è un disco in cui si può entrare e uscire liberamente, perché è sostanzialmente privo di un filo conduttore. Come se ognuno potesse prendere dall'album quello che preferisce, ed estrarne la propria playlist personale. 

Non farà la storia della musica per i contenuti - almeno credo -, perché è un album irrisolto, non perfetto, ma potrebbe farla per come è concepito, perché da questo punto di vista è senz'altro avanguardistico.
Potrebbe essere l'inizio di qualcosa di nuovo. 
Ai posteri.

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