giovedì 10 settembre 2015

Di Settembre e del presente

Si, è Settembre già da 10 giorni.

E a me quest'anno Settembre, invece di una grande carica, di entusiasmo e voglia di fare, ha portato uno strano senso di INsopportazione, di estrema INtolleranza, per la città in cui vivo, per le persone con cui ho a che fare. Oltre alla solita "ansia da futuro" - con l'illusione, poi, che si possa davvero pianificare, questo futuro - che si mescola all'INsoddisfazione per il percorso fatto, e l'assoluta INcertezza di quello ancora da fare.


Sono stanca di questa città, che non mi stimola più, non mi offre niente. Niente per cui valga la pena rimanere, niente che non possa trovare altrove (salvi gli affetti). Questa città lenta, fatta di attese e pause caffè, e piena di belle speranze che ogni giorno vanno in frantumi.
 
Sono stanca di avere potenzialmente tutte le porte aperte, e trovarle invece tutte chiuse. Stanca di essere una pedina all'interno di un gioco di conflitti di poteri, di discordie, che invece di farti crescere, ti fanno perdere entusiasmo e motivazione. 
Stanca di questa sensazione di aver fatto il possibile, ma che non è abbastanza. Non lo è mai. Perché tanto, se non sei alla mercé di qualcuno, non vai da nessuna parte. E se non urli, nessuno ti sente.

E sono stanca delle prese di posizione, di chi non ascolta. Di chi si sottrae alle proprie responsabilità, mancando di rispetto agli altri. 
Di chi ti chiama per sapere che fai, e non come stai.


Le notti insonni, le parole sui fogli. I "lasciami sola" e poi gli abbracci improvvisi. 
- "Stai tranquilla, sei ancora giovane." -
Le incomprensioni, le distanze e gli allontanamenti. 
Le lacrime (ma si, è sempre colpa degli ormoni). 
La noia.

   
No, io non ci sto più bene qua. Questo non è il mio posto.
Ho bisogno di andare via.

E non so se cambiare città basti, o devo organizzarmi per cambiare pianeta. 
(Per il bagaglio come funziona?)

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